Nei dintorni
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Nei dintorni

L'archeologia, i beni culturali, l'ambiente, a pochi minuti da Taverna Vesuviana


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Ambiente

Posizione geografica
Taverna Vesuviana si trova a San Gennaro Vesuviano, sulla antica strada che da Nola portava a Castellammare di Stabia — sul cui percorso sono nati molti nuclei abitativi che col tempo hanno dato vita a veri e propri paesi.
San Gennaro Vesuviano, è un paese di circa 12 mila abitanti ed occupa il sito della Pianura Campana, anticamente conosciuto col nome di Planum Palmae, delimitato dal Monte Somma-Vesuvio e dal Monte Sant’Angelo.
Recenti rinvenimenti archeologici hanno permesso di datare alcuni insediamenti nella piena Età del bronzo, intorno al 2000 a.C.

Fiera dell’agricoltura e dell’artigianato
Risale al diciassettesimo secolo l’istituzione della principale manifestazione culturale del nascente centro vesuviano non ancora autonomo, quando il Marchese Scipione Pignatelli volle creare la fiera quale momento di celebrazione popolare e di scambio economico nell’area, al tempo quasi del tutto priva di insediamenti abitativi ad eccezione del solo Convento dei Frati Francescani.
La Fiera cominciò ad attrarre un numero crescente di pellegrini e visitatori attratti anche dal fatto che gli scambi fossero franchi cioè liberi da gabella, ad indicarne la totale esenzione tributaria.

Parco Nazionale del Vesuvio

San Gennaro Vesuviano è a ridosso del Parco Nazionale del Vesuvio e dista appena qualche chilometro dai suoi sentieri naturalistici.
Il comune di Ottaviano, che confina a monte con San Gennaro Vesuviano, è sede del Parco Nazionale e dal suo centro cittadino partono alcuni dei sentieri più interessanti — dal punto di vista naturalistico e percorribili in poche ore di cammino anche con guida.
Il Parco include e si sviluppa attorno al Vesuvio, tipico esempio di vulcano a recinto, costituito da un cono esterno tronco, il Monte Somma, entro il quale si trova un cono più piccolo, il Vesuvio, ancora attivo.
il parco nazionale del Vesuvio è stato istituito con il Decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995, principalmente per: conservare i valori del territorio e dell’ambiente, e la loro integrazione con l’uomo; salvaguardare le specie animali e vegetali, nonché le singolarità geologiche; promuovere attività di educazione ambientale, di formazione e di ricerca scientifica.
Un’ulteriore singolarità di questo Parco è rappresentata dalla notevole presenza di specie floristiche e faunistiche se si rapporta alla sua ridotta estensione: sono presenti ben 612 specie appartenenti al mondo vegetale e 227 specie appartenenti a quello animale.

Per secoli l’agricoltura vesuviana è stata una delle più ricche d’Italia, e il terreno lavico alle falde del vulcano è rimasto quello fertile esaltato da Plinio il Vecchio. Il rilancio dei prodotti dei territori che circondano il vulcano è infatti tra gli obiettivi primari del parco.
Del centinaio di vitigni tipici del Vesuvio, sono ancora coltivati il piedipalomba (o piedirosso), il greco del Vesuvio, il coda di volpe e il caprettone, cui si sono aggiunti l’aglianico e la falanghina. Dall’uva si ricava il Vesuvio rosso, rosato o bianco doc e il celebre Lachryima Christi, a sua volta disponibile nelle varietà rosso, rosato e bianco.
Le albicocche del Vesuvio erano celebri già nell’antichità. Numerose le varietà, come la boccuccia, la baracca, la vitillo, la pollastrella e la cafona. Ottime anche le ciliegie (malizia e durona del monte), la susina pazza di Somma e l’uva catalanesca, che matura tra ottobre e novembre e può essere a sua volta utilizzata per la vinificazione.
Arance e limoni, onnipresenti nella vicina penisola Sorrentina, sono coltivati nei paesi della fascia costiera.
Tipici dell’agro vesuviano sono i pomodorini (in dialetto spongilli o spognilli) che vengono conservati facendoli seccare al sole, i friarielli, i cavolfiori giganti utilizzati in molte ricette napoletane, e la cipolla della regina, coltivata soprattutto nei dintorni di Pompei.
Anche la raccolta dei pinoli, qui particolarmente profumati, è tradizionale nelle pinete ai piedi del Vesuvio.
La coltivazione dei fiori è una delle risorse più importanti delle pendici del Vesuvio e dell’agro nolano, e occupa complessivamente 1.500 ettari. Si producono soprattutto garofani, gladioli, crisantemi, rose, bocche di leone, iris e orchidee.

Parco Regionale del Partenio

Qualche chilometro più in là verso l’avellinese, c’è il Parco regionale del Partenio: un’area naturale protetta, istituita a partire dal 1993. Occupa una superficie di 16.650 tra le province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. Il parco è situato sulla catena del Partenio, tra cui svetta il Montevergine, monte sul quale sorge il Santuario di Montevergine, in frazione di Mercogliano e rientra nel sito di importanza comunitaria (SIC) “Dorsale dei Monti del Partenio” e al suo interno si trova l’Oasi WWF Montagna di Sopra di Pannarano.
Un altro punto di interesse naturalistico situato a Summonte nel bel mezzo del percorso escursionistico è il Campus di ingegneria naturalistica dove si può osservare un paesaggio di enorme suggestione naturalistica e ambientale con notevoli boschi di castagni.

Il Parco Regionale del Partenio vanta una produzione agricola di qualità, tra cui i Tartufi neri del Partenio, e i funghi porcini. Sono note inoltre le famose Castagne del prete, infatti nella bassa montagna è presente la coltivazione di castagni e noccioli.
Verso gli altopiani vi sono numerose produzioni di formaggi e insaccati oltre alle pregiate carni e salumi di produzione pastorale. Di grande pregio è il salame di Mugnano del Cardinale. Nelle valli invece sono coltivati uliveti e vigneti che rappresentano le piante tipiche della macchia mediterranea. Tra l’altro, per la produzione di olio d’oliva, viene fatta ancora a mano e con processi tradizionali e realizzata con antichi frantoi.
Le nocciole invece sono coltivate soprattutto a Baiano e nella Vallo di Lauro, con le quali viene prodotto il torrone di Ospedaletto d’Alpinolo. Nelle zone più basse invece il terreno e soprattutto coltivato da alberi da frutto: la mela annurca e la ciliegia imperiale.
I vini sono di grande pregio, noti soprattutto il Fiano di Avellino DOCG, ma del Sannio sono prodotti anche la Falanghina, Il Sannio Coda di Volpe e l’Aglianico del Sannio. A completare il quadro troviamo il liquore Anthemis, prodotto fin dall’antichità dai monaci benedettini dell’abbazia di Montevergine.
Con questi prodotti la popolazione fin da tempi antichi ha realizzato diversi piatti tipici, come il “Mugliatelli”, la “Menesta maretata”, una minestra di rape e patate, la “pizza chiena” oltre al migliaccio, al castagnaccio e molti altri.

Archeologia

Nola
San Gennaro Vesuviano dista pochi chilometri da Nola, città del filosofo Giordano Bruno e nota anche come “la città dei gigli” per la storica festa che annualmente vi si tiene nel mese di giugno. Il centro storico di Nola e i ritrovamenti archeologici della zona ne testimoniamo le origini antiche: gli Etruschi, probabilmente nel VII sec. a.C., la fondarono con il nome “Hyria” e successivamente i Sanniti, dopo averla conquistata e ricostruita, la chiamarono “Nuvla” (città nuova).
Nola divenne importante prima e durante l’impero romano, tanto da ottenere la dignità senatoriale (S.P.Q.N.), il primo imperatore romano Ottaviano Augusto morì nei pressi della città il 19 agosto del 14 d.C.
Importanti siti archeologici della zona sono: l’Anfiteatro Laterizio, di epoca romana, è uno dei più antichi (risale al I sec. a.C.) e più grandi della Campania, visitabile solo su prenotazione; e il Villaggio Preistorico di Nola i cui ritrovamenti sono conservati nel Museo Archeologico di Nola. Il sito, di eccezionale valore archeologico, conserva il calco in alzato di due capanne, che si sono conservate grazie al fango causato dall’eruzione detta “delle Pomici di Avellino”, il sito purtroppo è chiuso al pubblico dal giugno del 2009.

Somma Vesuviana
Alle pendici del monte Somma, in località Starza della Regina, scavi iniziati nel 2002, in collaborazione con l’Università di Tokyo, hanno portato alla scoperta di un ampio edificio di epoca imperiale. Giulio Andronico riporta nel suo “Acutum Fondationum” che la città fu fondata da un gruppo di plebei guidato da Tiberio Gracco che chiamò la città Saxo Tribunum (urbe dei plebei).

In direzione Avellino

Ad Avella c’è l’Area archeologica dell’Anfiteatro — edificato nel I sec. a.C. — che rappresenta il primo nucleo del Parco Archeologico dell’antica Abella e racchiude l’unico monumento oggi visitabile della città romana.
Sempre ad Avella, c’è l’Area archeologica della necropoli monumentale, in località Casale — complesso, aperto al pubblico, comprende quattro mausolei funerari — e l’Antiquarium, inaugurato nel 1996 si compone di quattro sale espositive, organizzate secondo un criterio cronologico e tematico.

A Taurano, tra il 1981 e il 1985, fu riportata alla luce la Villa romana San Giovanni in Palco, la cui parte oggi visitabile si estende per circa mq. 1400. Il nucleo più antico risale all’età tardo-repubblicana, mentre in età augustea-tiberiana un ampliamento portò alla realizzazione di un impianto termale e di un triclinium con annesso ninfeo, splendidamente decorato con tessere in pasta vitrea, ubicati sul terrazzo più basso.

Anche a Lauro ci sono diversi siti archeologici di particolare interesse, come Castello Lancellotti di origine longobarda-normanna che fu edificato su una roccia denominata “primo sasso”, dove probabilmente sorgeva una preesistente costruzione di epoca romana; la Torre Civica nel Medioevo era una delle porte della cinta muraria che racchiudeva il borgo sottostante il castello che nel Medioevo era una delle porte della cinta muraria che racchiudeva il borgo sottostante il castello e un imponente complesso termale che risale al I secolo a.C., disposto su vari livelli.

In direzione Salerno

Proseguendo verso Sarno, in località Foce, c’è il Teatro ellenistico romano il cui primo impianto risale al 100 a.C. Dell’edificio, scavato durante gli anni Sessanta, si conserva, oltre all’orchestra, parte della cavea con i sedili della proedria (la prima fila riservata alle autorità) in blocchi di tufo, terminante ai due lati con sculture decorative raffiguranti una sfinge ed un leone alato.
Sempre a Sarno, c’è il grandioso palazzo Capua, fatto costruire nel ‘700 dall’antica famiglia sarnese degli Ungaro; costituisce uno dei massimi esempi di architettura in città e racchiude tutte le caratteristiche delle dimore patrizie sarnesi del ‘700, con la grande corte dominata dalla scala aperta con la triplice loggia ad arcate.

In direzione Castellammare di Stabia

A Boscoreale nel 1977 è stato scoperto un complesso architettonico risalente al I secolo a.C., si tratta di una fattoria di piccole dimensioni costruita in età sillana, incentrata su una cella vinaria ospitante 18 dolia interrati per la conservazione del mosto ricavato dall’uva prodotta nel vigneto che circondava la villa e della quale è stato possibile ricostruire l’impianto. Tra gli oggetti ivi rinvenuti si segnalano una piccola erma del dio Bacco, proveniente dal larario del portico, numeroso vasellame da mensa e da cucina, attrezzi agricoli ed alcune lucerne, tra cui una databile al III-IV secolo d.C. che dimostra la frequentazione del sito in epoca posteriore all’eruzione del 79 d.C.

A Pompei (a circa 10km da Taverna Vesuviana, meno di mezz’ora in auto) c’è l’area archeologica più importante e frequentata: con i suoi 66 ettari di cui circa 50 scavati (comprese le aree suburbane), è un insieme unico di edifici civili e privati, monumenti, sculture, pitture e mosaici di tale rilevanza per la storia dell’archeologia e per l’antichità da essere riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’ UNESCO. La cenere ed i lapilli che seppellirono la città in seguito all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., narrata nelle due famose epistole di Plinio il Giovane ma ricordata anche dagli storici dell’epoca, ne hanno infatti consentito un’eccezionale conservazione permettendo di avere un’immagine vivida dell’organizzazione delle città romane, come della vita quotidiana dei suoi abitanti.

Fonti: Wikipedia, Ministero dei Beni Culturali, Parco Nazionale del Vesuvio, Parco Regionale del Partenio.

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